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SCUOLA PRIMARIA E DELL'INFANZIA DI MASCHITO. NO ALL’ACCORPAMENTO CON GLI ALTRI CENTRI ARBERESHE. MASCHITO VERREBBE PENALIZZATO.
Maschito.
L’idea di unire i tre centri arbereshe del Vulture in un’unica scuola dalle stesse identità è venuta al Comune di Barile che l’ha già approvata con una delibera di giunta. Sono stati invitati a fare altrettanto, su richiesta del comune di Barile, anche i Comuni di Ginestra e Maschito. La scuola dell’Infanzia e Primaria di Maschito, venuta a conoscenza di questa idea di unire i tre Comuni arbereshe, solo attraverso i mezzi di comunicazione,ha mostrato un certo dissenso. Ecco il contenuto di una lettera inviata all’Ufficio scolastico Regionale, al presidente della Giunta Regionale ed ai Comuni interessati”Per noi, docenti della Scuola Primaria e dell'Infanzia di Maschito, è stato veramente deprimente venire a conoscenza, solo e soltanto attraverso un articolo apparso sul sito di Basilicatanet, di quanto l'amministrazione comunale intende fare di un servizio pubblico di primaria importanza quale è la scuola.
L'articolo riguardante l'Intesa su accorpamento scuole di Barile, Ginestra e Maschito è stato altresì ripreso da alcuni quotidiani, ma nessuno dell'amministrazione si è dato pena nel frattempo di fornire alcuna comunicazione ai diretti interessati (insegnanti, genitori, alunni) come se una tale iniziativa fosse soltanto una formalità burocratica.
Come se parlare di scuola fosse soltanto una questione di semplice marketing e non di ISTRUZIONE e FORMAZIONE EDUCATIVA DEI BAMBINI.
Sono ormai tanti anni che puntualmente ogni anno la Scuola di Maschito viene tirata per la giacca ora da una Direzione Didattica, ora da un'altra, per cercare di "salvare" qualche dirigenza che sta per chiudere perchè non riesce a raggiungere i 500 alunni iscritti.
Questa volta tocca alla vacillante Direzione Didattica di Barile nella quale si vorrebbero accorpare la Scuola Primaria, la Scuola dell'Infanzia e la Scuola Secondaria di Primo grado di Maschito con la scusa della difesa della cultura arbereshe e la lusinga di chissà quali finanziamenti ad hoc.
Per quanto riguarda la "difesa della cultura arbereshe", poichè le scuole operano in un regime di autonomia che prevede la salvaguardia e la valorizzazione delle diversità etniche, culturali e territoriali fin dalla emanazione del D.P.R n. 275 dell'8/3/1999, la scuola di Maschito utilizza già da anni i finanziamenti previsti dalla Legge n. 482/1999 (Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche) avendo aderito al Progetto Ethnos.
Infatti da lungo tempo, attraverso la progettazione e realizzazione di diversi progetti specifici, tutti facenti capo al Progetto Ethnos, abbiamo cercato di salvare ciò che resta della lingua e della cultura arbereshe: abbiamo cercato di far incuriosire ed interessare i nostri bambini alla storia, alle tradizioni, agli usi, ai costumi dei nostri antenati realizzando percorsi di ricerca, di analisi e di sintesi delle testimonianze dei nostri anziani; gli alunni hanno prodotto diversi lavori cartacei sulla medicina naturale, sui mestieri, sui giochi, sulle tradizioni legate ai momenti più importanti della vita (nascita, età scolastica, matrimonio, lavoro, morte); gli allievi più grandi hanno espresso le loro conoscenze attraverso i canti e le recite in lingua arbereshe che tanto hanno entusiasmato ogni fine anno scolastico i loro parenti ed amici.
Con quegli stessi finanziamenti sono stati organizzati anche i corsi di lingua e cultura albanese diretti sia agli alunni che agli adulti, corsi questi ultimi che purtroppo hanno potuto contare su un numero di uditori che, a parte le insegnanti, si potevano contare su una sola mano (il che la dice lunga sul grado di interesse della popolazione di Maschito verso la lingua arbereshe).
Per quanto riguarda i finanziamenti ad hoc di cui si parlava prima e dei quali già abbiamo usufruito da anni, possiamo assicurare che la loro irrisorietà è peraltro strettamente collegata alla realizzazione dei suddetti progetti, e quindi non stornabile, così come recita la Lettera circolare del 27 aprile 2007 del Ministero della Pubblica Istruzione: "Le scuole, nell'elaborazione delle proposte dovranno rapportarsi ad uno "standard" di costi entro cui siano previste esclusivamente spese necessarie per la realizzazione delle iniziative" di promozione della lingua delle minoranze.

Non riusciamo pertanto a condividere una simile iniziativa nè per le motivazioni, nè per le modalità attraverso le quali sono state esplicate.
La Scuola Primaria e la Scuola dell'Infanzia di Maschito appartengono al Secondo Circolo di Venosa da sempre ed hanno condiviso con esso un'idea di scuola e di bambino che, pur valorizzandola, va ben oltre il recinto della cultura arbereshe, per spaziare in quelle che sono le conoscenze necessarie in una società multietnica e multiculturale come quella in cui viviamo oggi.
Inoltre il suddetto accorpamento potrebbe avere anche degli effetti pratici futuri poco lieti: se la situazione demografica rimane quella che è, il plesso di Maschito non rischia alcuna chiusura perchè conta una popolazione scolastica superiore alle 50 unità (ad oggi nella Scuola Primaria sono iscritti 82 alunni e nella Scuola dell'Infanzia 41 bambini); se invece nei prossimi anni tale situazione dovesse cambiare, gli alunni di Maschito rischierebbero di dover salire ogni mattina su un pullman per partire alla volta di Barile (che non è certo come andare a Venosa)!!!
La stessa situazione di disagio sarebbe poi condivisa dalle famiglie in occasione degli incontri scuola-famiglia, delle recite, nelle occasioni in cui occorre fare richiesta di documenti o, ancor peggio, quando il figlio ammalato necessita di essere prelevato da scuola prima del suo orario di chiusura.
Ci chiediamo quante coppie giovani con figli sarebbero disposte in questo caso a risiedere a Maschito! Il nostro Paese, già fin troppo spopolato, rischierebbe di chiudere così come la sua scuola! .Invitiamo pertanto il Sindaco e gli amministratori a riflettere con calma sulle nostre osservazioni e a confrontarsi in un pubblico dibattito con noi docenti ed i genitori dei nostri alunni al più presto. Gli insegnanti”.
Lorenzo Zolfo
 
 

  

 

 

 

                                                                                         

 

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