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BARILE.
TRADIZIONE E FEDE POPOLARE NELLA SACRA RAPPRESENTAZIONE DELLA PASSIONE DI CRISTO
DEL VENERDI’ SANTO CON OLTRE 100 PERSONAGGI VIVENTI.
Barile.
Successo di critica e di pubblico, ad una delle più antiche Sacre
Rappresentazioni della Passione di Cristo, nata dalla pietà popolare, svoltasi
nel centro vulturino dalle origine arbereshe. Organizzata dal Comitato della
Sacra Rappresentazione Via Crucis di Barile, composto da oltre 30 volontari e
presieduto dalla dinamica presidente Angela D’Andrea, ogni anno, Barile, si
sveglia, si distende, si galvanizza, si prepara a vivere la sua grande giornata
della Via Crucis del Venerdì Santo che è una sacra rappresentazione con
personaggi viventi di cui non si conoscono le origini, che sicuramente si
perdono nella notte dei tempi, ma che si possono far risalire al 1600-1650.
Aveva scritto Antonio Paternoster, uno dei promotori del comitato Via Crucis di
Barile, nel suo libro, Radici, tradizione e fede del Venerdì Santo a Barile: “il
popolo di Barile, attraverso questa Sacra Rappresentazione, vuole testimoniare
il suo legame alle sue più sane tradizioni culturali e di fede. E’ una giornata
in cui il paese rivive la sua vicenda umana con orgoglio e passione.
Processioni, sacre rappresentazioni, liturgie popolari: è la storia di una delle
devozioni che, specie nel sud Italia, trova linfa per crescere incarnando
l’anima profonda della sua gente. A Barile, ogni abitante, in cuor suo, fin
dalla ricorrenza della festività in onore di San Giuseppe, incomincia a rivivere
l’impegno interiore per la manifestazione. Tutti, direttamente o indirettamente,
sono coinvolti, basti pensare che la manifestazione conta 25 gruppi di
personaggi ed interessa ben 116 persone. Adulti, giovani, giovanissimi, ragazze,
giovanette e bambini conoscono, ormai, bene il loro ruolo. I contenuti simbolici
della rappresentazione vanno ricercati sia nella direzione spiccatamente
religiosa, sia in quella particolarmente paganeggiante, nella presenza di
personaggi realmente cristiani al tempo della condanna di Cristo; in quelli
creati dalla fantasia popolare; nei personaggi che soffrono ed in quelli che
godono nella loro alterigia; nella serietà con cui i giovani interpretano i vari
ruoli;nella fastosità e contemporanea semplicità dei costumi. Il dramma di
Cristo si rivive, per 4 ore, per le strade scoscese del paese, in tutti i suoi
risvolti emotivi, sentimentali, di devozione, di curiosità. Il sincretismo
religioso assume toni culturali veri e propri, originali e per nulla mutati nel
tempo. Fede, tradizione e storia, in quest’angolo di Basilicata, si tengono per
mano e costituiscono il tessuto connettivo di questo popolo che custodisce
gelosamente la sua civiltà”.
Tra le curiosità di quest’anno: il Moro, un personaggio pagano e di
contrasto,era rappresentato da Anselmo Grieco, trent’anni fa, il padre, Biagio,
ha impersonato la stessa parte, così anche il moretto, rappresentato da un
bambino di 10 anni di nome Emanuele, trent’anni fa, era impersonato dal papà,
Martino Barbaro.
Ad assistere a questa Via Crucis di Barile c’erano migliaia di persone,
proveniente non solo dalla Basilicata, ma anche dalle regioni limitrofe. E’
giunto, perfino uno studioso greco da Atene, Dimitris Arvanitis che, di quanto
visto, ha detto: “ una rappresentazione severa, rigorosa e volti ben
rappresentati. Tutto il paese assiste mesto e silenzioso al dramma di Gesù”. La
famiglia Tavani, giunta da Margherita di Savoia ha aggiunto: “c’è la volontà di
lasciar tutto come è stato concepita la 1^ volta, sena microfoni e audio. Il
dramma di Cristo si sposa benissimo con l’ambiente, adatto per questa
manifestazione”. La famiglia Pomarico, di Potenza, con 3 bambini al seguito, ha
riferito: “ in Italia ancora si conservano queste tradizioni dal forte legame
col cristianesimo. La manifestazione è trascinante, dal sentimento religioso
diffuso. Siamo venuti per far vedere ai nostri figli questa manifestazione
popolare di fede, inculcando direttamente un catechismo empirico, a differenza
della scuola che dà solo nozioni teoriche”. Era presente, dopo 55 anni di
assenza, anche un emigrante di Barile, Giovanni Michele Volonnino, nel 1950 ha
impersonato il Moro, aveva solo 9 anni, ha detto: “ Mi sono commosso nel vedere
questa sacra rappresentazione dopo oltre 50 anni, le scene sono migliorate. Ai
miei tempi, la via crucis si faceva di mattina, i personaggi maschili si
vestivano già la notte ed i soldati, con le sciabole e gli stivaloni di pelle,
camminavano per il paese facendo un gran rumore”.
Lorenzo Zolfo



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